a.    Protostoria ed età romana

La presenza umana nella zona di Rivis tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro, vale a dire nel periodo intorno al IX secolo avanti Cristo, è testimoniata da frammenti di ceramica, di mattoni, di tegole e dalla parte finale di un braccio di stadera assegnati a tale periodo storico e rinvenuti una ventina d’anni fa in località “il Mulin”, sul terrazzo fluviale nei pressi del mulino, ancor oggi attivo.

  L'interno del mulino di Rivis (clicca sull'immagine per ingrandirla).

Nella stessa area sono state trovate tracce di un insediamento di “notevole importanza” databile all’epoca romana e vicino, nei dintorni della chiesa cimiteriale di san Girolamo, sarebbero affiorati del resti definiti genericamente “macerie romane”. Un’ampia documentazione archeologica ha peraltro messo in luce complessivamente circa una decina di siti romani nel territorio del comune di Sedegliano, il più importante dei quali localizzato nei pressi di Turrida. Si sarebbe trattato, per quanto riguarda quest’ultimo, di un complesso residenziale, una villa rustica romana qualitativamente elevata, databile all’incirca dal I secolo a.C. al II secolo d.C.

 

b.    Medioevo

Una generale scarsità di fonti archeologiche ostacola il compito della ricostruzione della storia di Rivis e dei paesi limitrofi per quanto concerne il periodo che va dal IV-V secolo d.C. fino a oltre il Mille. Le vicende di tale arco di tempo possono essere messe in luce per la nostra zona attraverso alcune congetture basate per lo più su assunti storiografici generali.

Constatando che non c’è corrispondenza tra vecchi (come ad esempio la citata villa romana, il castelliere di Gradisca, gli impianti rustici trovati nelle vicinanze di Grions e di Coderno) e nuovi siti (i paesi odierni), che praticamente assenti sono i ritrovamenti collocabili tra tardo antico e altomedioevo e infine riferendosi a ciò che si verificò in gran parte dell’Italia del nord e dell’Europa nello stesso periodo, come rilevato dagli studi generali di storia agraria, si può sostenere che anche nella campagna sedeglianese, dopo il V secolo circa, si ebbe un deciso decremento demografico e che solo tra VII e VIII secolo si registrarono un aumento delle terre coltivate, il progressivo crescere della popolazione, la fine dalle ville romane e il passaggio ad un nuovo tipo di insediamento umano.

Nulla si può affermare con certezza anche riguardo alla questione dei tempi e dei modi del diffondersi del cristianesimo nel nostro territorio. La mancanza nell’area indicata di dati archeologici attinenti a luoghi di culto paleocristiani e la tarda datazione – posteriore all’XI secolo - dei documenti che riportano contenuti cristiani invitano alla prudenza e rendono anzi ogni supposizione di scarsa attendibilità. Si può solo dire che probabilmente, come è stato ipotizzato per l’intero ambito rurale dell’Europa romana, anche in zona la cristianizzazione si diffuse solo a partire dal IV secolo, irradiandosi gradualmente dalle città di Aquileia e di Concordia vincendo a poco a poco le resistenze ‘pagane’.

La prima documentazione scritta riferibile a Rivis si trova nella bolla datata 1186 Ordo rationis postulat di papa Urbano III, che menziona la plebs de Ripis, indicata come l’unica pieve situata sulla sinistra Tagliamento appartenente alla diocesi di Concordia.

Il pontefice Urbano III.

Il toponimo riportato nel documento papale non può lasciar dubbi nell’assegnare a Rivis, almeno in quel tempo, il centro pievano.

Altri riferimenti a Rivis si trovano in alcuni documenti civili del XIII secolo.

Nel 1265 il Patriarca di Aquileia Gregorio conferma l’investitura feudale ad un tal Bartholomeus miles de Sancto Danielo delle decime di “Ripis Tiliaventi”, ma l’autenticità del documento è quanto meno dubbia. In un atto del 1268, con il quale lo stesso Patriarca assegna al fedele Walterpertoldo II i beni e benefici tolti a Corrado di Valvasone, sospettato di tradimento nei confronti del Patriarcato aquileiese, troviamo elencati “tres mansos in Rivis” (con manso si intendeva una casa con una estensione variabile di terra da coltivare). In un atto del 25 aprile 1295 si destina un manso situato nella villa di Rivis a tal Guecellone di Varmo e sempre sul finire del 1200 i signori di Spilimbergo possiedono alcuni beni e diritti in Rivis.

A giudizio dello storico mons. Pio Paschini, i signori di Gorizia tennero la giurisdizione su Rivis almeno dalla fine del XIV secolo. Paschini inserisce infatti “Rive del Tagliamento” fra le ville dipendenti dal castello murato di Belgrado; in un documento del 1396 trascritto da Vincenzo Joppi, Rivis viene detto “distretto del Conte di Gorizia”.

D’altra parte si può ricordare che i conti goriziani avevano certamente interessi in zona già nel XIII secolo, come testimonia la cessione nel 1226 da parte di Mainardo II di Gorizia di Sedegliano, San Lorenzo e Grions a favore del patriarca di Aquileia.

A conferma della presenza comitale goriziana si può ricordare un atto redatto il 24 novembre 1357, con il quale il conte di Gorizia Mainardo IV investì un certo Piromat di Belgrado di un manso situato a Rivis, sul quale il conte vantava un diritto di natura pubblica.

Sul tema dei rapporti di Rivis con la destra Tagliamento nei secoli centrali del medioevo va segnalato un verbale redatto a Valvasone nel 1391 e riguardante una disputa per dei diritti di pascolo in prossimità del fiume. Nel documento si afferma che Rivis, Turrida, Redenzicco e metà Grions sono appartenuti “anticamente” alla pieve di San Giorgio della Richinvelda, così almeno dichiarano alcuni testi presenti all’atto, e dunque alla diocesi concordiese.

Conseguentemente si può dedurre innanzitutto che i quattro centri dovettero avere nei secoli centrali del medioevo modeste dimensioni e scarsa importanza sociale, al punto da esser sottoposti a San Giorgio; in secondo luogo che la plebs de Ripis dovette aver origine, in un tempo indefinitamente anteriore al 1186, per frazionamento e distacco dal territorio della pieve di destra Tagliamento.

Si può supporre che l’antica chiesa battesimale pievana fosse la attuale chiesa del cimitero di Rivis.

I risultati di recenti indagini compiute con il georadar nello stesso luogo di culto rafforzano questa ipotesi, in quanto hanno evidenziato vari elementi architettonici in profondità, come ad esempio una probabile struttura pavimentale, e fanno ritenere che la chiesa cimiteriale, che conserva la sua struttura del XVI secolo, sia stata costruita sopra un precedente edificio, probabilmente cultuale.

Anche il restauro eseguito un paio d’anni fa nella stessa chiesa ha fatto emergere tracce murarie che fanno  presumere una sua datazione anteriore al XV secolo.

(CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIU' SUL RESTAURO).

La sede plebanale venne probabilmente trasferita durante il XIII secolo da Rivis a Turrida a causa di una alluvione distruttiva subita dal vecchio centro pievano.

Ad ogni modo, non cambiò la situazione di dipendenza in spiritualibus della pieve, con i suoi quattro paesi, nei confronti di Concordia; questa sottoposizione si protrasse fino al 1818, quando fu definitivamente assegnata al vescovado di Udine.

Il riferimento a “metà Grions” nel documento del 1391 ci informa che il confine orientale della pieve e della diocesi già prima del 1186 - come dichiarato dai testi esso apparteneva alla pieve di San Giorgio, dunque è da porsi in un tempo precedente l’istituzione della pieve di Ripis/Turrida  - corrispondeva alla strada che oggi collega Sedegliano e Flaibano, strada che appunto “taglia nel mezzo” il paese di Grions; un confine ecclesiastico che è stato peraltro mantenuto per la pieve di Turrida fino al XIX secolo.

Molti interrogativi sono sorti tra quanti si sono occupati della storia ecclesiastica di questa zona del Friuli sia sulla questione della anomala divisione di un villaggio tra due diverse giurisdizioni ecclesiastiche - anche se è possibile che l’abitato di Grions all’epoca della confinazione diocesana non si fosse ancora sviluppato - sia intorno alla datazione dei confini plebanali e diocesani citati.

Sappiamo che nel settembre 996 un diploma concesso a Verona al vescovo Bennone di Concordia dall'imperatore Ottone III stabiliva nel Tagliamento la linea separatrice delle diocesi di Concordia ed Aquileia. Ne conseguirebbe che la confinazione diocesana che attraversa Grions si dovrebbe assegnare ad un tempo successivo a tale data.

  Ottone III.

Tuttavia è possibile supporre che il citato intervento imperiale non avesse valore assoluto, ma piuttosto avesse soprattutto lo scopo di risolvere d’autorità, a favore in questo caso della diocesi di Aquileia, una disputa confinaria sorta tra i due vescovadi.

Si può allora ipotizzare che il limite diocesano orientale concordiese fosse ben più antico e corrispondesse alla strada che forse in epoca romana costituiva il raccordo tra Concordia e la via Julia Augusta (che da Aquileia conduceva oltre le Alpi), raccordo che dunque sarebbe passato per Grions; esso sarebbe stato usato sin dal sorgere della diocesi di destra Tagliamento, dunque dal IV secolo, forse perché confine, fissato secoli prima, delle due province contermini dei municipi romani di Concordia e di Aquileia. Una congettura assai ardita, ma che potrebbe fornire una risposta al persistere del suo utilizzo. D’altra parte si deve ammettere che le divisioni territoriali ecclesiastiche in molti casi  si mantennero per secoli e secoli senza soluzioni di continuità anche in presenza di sconvolgimenti naturali o politici.

In definitiva, la contorta congettura appena presentata si può sintetizzare con il seguente interrogativo: chissà se nel confine pievano di Grions non si sia mantenuta una traccia dell’amministrazione romana?

Volendo cercar ragioni dello sconfinamento oltre Tagliamento della diocesi di destra Tagliamento, si può inoltre supporre che la pieve di San Giorgio costituisse nei secoli centrali del medioevo un ambito territoriale politico-amministrativo in funzione di controllo strategico di qua e di là di un tratto del maggiore fiume friulano e che la circoscrizione ecclesiastica vi si ricalcasse sopra, mantenendone i confini.

Le due ipotesi appena espresse presentano dunque la territorialità ecclesiastica come ricavata e dipendente da quella civile.

E’ tuttavia possibile, per la questione proposta, usare una logica diversa e contraria, pensando, come fece Ferruccio Carlo Carreri oltre un secolo fa, che la pieve della Richinvelda, ben definita e strutturata già in epoca longobarda, fosse invece usata come “distretto giudiziale laico”, in un momento per così dire di vacanza dell’autorità politico-amministrativa, come ad esempio lo fu in molte altre zone d’Italia il periodo a cavallo tra il IX e il X secolo.

Non si può tuttavia dimenticare che a giudizio di diversi studiosi, i territori e i confini di pievi e diocesi, in varie epoche storiche, non furono ben definiti e riconosciuti e che anche per questo le questioni sopra poste e le soluzioni indicate presentano un aspetto in sommo grado congetturale.

Volendo ricercare altri elementi che testimonino l’antico legame e la dipendenza della nostra zona da quella posta di fronte in destra Tagliamento, si può ancor oggi notare una certa corrispondenza tra toponimi e dedicazioni santoriali di villaggi e luoghi di culto posti alla stessa altezza sulle sponde opposte del fiume. A san Martino e san Giorgio, che compaiono come toponimi in riva destra, sono dedicate rispettivamente le chiese di Turrida e di Gradisca sulla sponda opposta; la chiesa di Redenzicco era in origine intitolata a san Nicolò, come quella di San Nicolò della Richinvelda; a santa Margherita sono dedicate le chiese di Arzene, in riva destra, e Rivis, su quella sinistra; Pozzo, Gradisca e San Lorenzo si ritrovano come toponimi su entrambe le sponde.

Queste coincidenze, unite a quanto sopra riportato, fanno pensare che forse il popolamento e la cristianizzazione della fascia orientale del medio corso del Tagliamento siano state in età medievale in un certo qual modo influenzate da dinamiche partite dalla destra dello stesso fiume, o che hanno la stessa matrice, forse in epoca longobarda o in quella franca.

All’epoca Rivis, posto che esistesse, non era che un piccolo insediamento, anche se non è da sottovalutare la sua importanza strategica, vista la posizione in prossimità del Tagliamento, fiume che nei secoli centrali del Medioevo rivestì un ruolo centrale come via di transito.

Tra l’altro, nel X-XI secolo vicino a Rivis, a ridosso dell’argine naturale del fiume, correva la strada che collegava San Daniele a Latisana, divenuto porto pincipale per la maggior parte delle merci provenienti d’oltralpe.

Si può ritenere che intorno alla metà del X secolo la presenza tedesca in quest’area in sinistra Tagliamento, legata all’aumento dei traffici, fu continua e tale da influire molto probabilmente anche sulle dinamiche di popolamento della zona. Questo vale senz’altro per la vicina villa di Sant’Odorico, certamente di proprietà nel 1058 del nobile casato bavarese-carinziano degli Eppensteiner. Si può aggiungere  che i nomi di alcuni villaggi situati sulla sponda sinistra del fiume, come Bonzicco, Biauzzo, Gradisca fanno pensare ad iniziative prese dai nobili o dai patriarchi bavaresi e carinziani al fine di popolare o ripopolare queste zone con genti slave. Lo stesso discorso si può però fare anche per la riva di destra,dove abbiamo Postoncicco e Gradisca, ‘slavi’, e dove intorno al Mille sorgono, dallo smembramento civile del vecchio pievato di San Giorgio, i castelli e i territori di Spilimbergo e di Valvasone, i cui nomi rimandano certamente a un’origine tedesca.

L’immigrazione slava altomedievale nell’area del sedeglianese è peraltro confermato da un assai rilevante  ritrovamento avvenuto sul sagrato della chiesa di san Martino di Turrida nel 1923, e consistente di una trentina di tombe con corredo funebre, riferibili alla cosiddetta cultura paleoslava kottlaniana-carantana. Un altro rimando dunque a un legame databile nei secoli IX o X almeno tra uno dei nostri paesi e l’area carinziana e stiriana.

La crescita sia quantitativa che socialmente qualitativa di alcuni villaggi nella sinistra del medio corso del Tagliamento avvenuta dopo il 1000 è suggerita da alcune testimonianze indirette, quali l’istituzione della pieve di Rivis, il fatto che Sant’Odorico nel XII secolo diventa sede di una prepositura e di due fiere annuali e la constatazione che Redenzicco dal XIII al XV secolo, come indicato da alcuni documenti spilimberghesi e valvasonesi, si distingue come centro agricolo di un qualche rilievo, in cui funzionava un mulino e si svolgeva una volta all’anno una fiera-mercato. Una testimonianza di questo florido periodo ce lo offre la bella chiesa di Redenzicco, che presenta affreschi del Quattrocento.

 c.    Periodo veneziano

Nei primi decenni del XVI secolo troviamo Rivis, assieme alla gran parte dei possedimenti che erano stati della contea goriziana, di nuovo sottoposto al “castello murato ed incasato” di Belgrado, affidato ora dai veneziani al casato dei Savorgnan. Il castello di Belgrado, con le sue ville di pertinenza, Rivis compresa, rimase fuori dalla Patria del Friuli, ossia, come disse uno studioso dell’epoca, non fece “alcuna fazione con la Patria”. In altri termini, quei territori costituivano una giurisdizione privilegiata che godeva di una sorta di autonomia amministrativa e giudiziale, il che ad esempio comportava il non essere soggetta al luogotenente veneziano che si trovava ad Udine e il poter riferire direttamente al Consiglio dei Dieci di Venezia. Negli archivi della contea di Belgrado si conservano diverse carte che riferiscono di processi civili e penali, nonché di atti rientranti nella sfera amministrativa tout court, riguardanti in quel tempo il villaggio di Rivis.

Il Consiglio dei Dieci riunito a Venezia.

La documentazione risalente al ‘secondo’ periodo belgradese del paese permette tra l’altro di rafforzare l’ipotesi che l’attuale chiesa cimiteriale di san Girolamo fosse dedicata a santa Margherita e che l’attuale chiesa tal alt (nel nuovo insediamento di Rivis)  inaugurata nella seconda metà del 1700, ereditò il titolo di santa Margherita proprio dalla antica chiesa del cimitero

Prova diretta della precedente intitolazione dell’attuale chiesa di san Girolamo si ha da registrazioni di carattere ecclesiastico del XVII secolo; indiretta conferma si trova nella relazione di una visita pastorale del 1584, dove appunto si cita una chiesa di santa Margherita di Rivis, mentre da vari verbali civili sappiamo che il villaggio di Rivis si sviluppava certamente tal bas intorno alla chiesa cimiteriale.

                                        

La chiesa di santa Margherita a Rivis (clicca sulle immagini per ingrandirle).

Alla sottoposizione nei confronti della nobile famiglia dei Savorgnan è legata anche una suggestiva ipotesi che riguarda la nuova intitolazione della chiesa cimiteriale di Rivis. La dedica a san Girolamo sarebbe infatti stata scelta, secondo una supposizione tutta da dimostrare, in omaggio a Girolamo Savorgnan, che la documentazione storica ci presenta come una figura di signore illuminato e benefattore, molto amato dalla popolazione locale

Per le vicende di Rivis nel basso medioevo giocò un ruolo economico importante la roggia, sopra citata, costruita probabilmente con partenza da Sant’Odorico nell’XI o nel XII secolo.

Nel XIV secolo questo corso d’acqua raggiungeva Rivis, lo si desume da alcuni documenti che parlano della presenza in quel tempo di almeno un mulino in Rivis, mentre nel 1468 il paese doveva esserne ancora capolinea meridionale, se l’ultimo conte di Gorizia Leonardo autorizzò Domenico del Cos, capostipite della famiglia dei Cossio poi conti di Codroipo, a condurre appunto fino ad Villam nostram Quadruvii la ruggiam Villae Riparum e ad usarne la forza. Ancora nel 1806 i Savorgnan, sulla stessa roggia, ricavavano rendite su tre mulini a cinque ruote e su un battiferro ad una ruota.

                   

La roggia nei pressi del mulino di Rivis (clicca sulle immagini per ingrandirle).

A causa di una distruttiva tracimazione del Tagliamento Rivis fu trasferito sul terrazzo fluviale, nel luogo dove oggi si trova, agli inizi del XVIII secolo.

Nelle vicinanze di Rivis si trova il guado sul Tagliamento - chiamato “di Valvasone”, come la strada che lo attraversa, perché appunto controllato, come altri passaggi fluviali in zona, dai signori residenti nel castello di quella località – che ebbe primaria importanza per gli scambi umani e commerciali fra le due sponde del fiume e che fu tra l’altro percorso dai Turchi nel 1499, in una delle loro sanguinarie scorrerie.

d.    Dal periodo napoleonico al Novecento

Nei pressi dello stesso guado di Valvasone si combatté, nel marzo 1797, la cosiddetta “battaglia del Tagliamento”, nella quale i francesi guidati da Napoleone sferrarono un vittorioso attacco contro le truppe austriache.

La battaglia sul Tagliamento (marzo 1797).

Un altro aneddoto storico recita che dieci anni più tardi lo stesso Bonaparte, provenendo da Dignano, percorse la strada valvasona per raggiungere il castello di Valvasone.

L'imperatore Napoleone Bonaparte.

La caduta di Venezia e l’arrivo di Napoleone determinò per questa zona, come peraltro per il rimanente territorio friulano, un rilevante cambiamento economico, civile, giurisdizionale ed amministrativo.

I francesi fecero di Passariano una sede dipartimentale, dando avvio ad una accurata mappatura territoriale, ad un censimento di uomini ed animali nonché ad una trasformazione dei comuni, che da piccoli centri organizzati in assemblee di villaggio, venivano perlopiù accorpati per dar vita a nuove e più grandi unità amministrative. Fu così che il Sedeglianese rientrò in un primo tempo nel Cantone di Codroipo, e fu organizzato nei due comuni di Sedegliano, comprendente Gradisca, Pozzo, Beano (e probabilmente anche San Lorenzo e Coderno) e di Turrida, di cui facevano parte Grions, Rivis e Redenzicco, vale a dire il territorio corrispondente, con l’aggiunta della metà orientale di Grions, a quello della “vecchia” pieve.

Per quanto riguarda l’ambito socio-economico di Rivis, gli ultimi due secoli hanno visto, oltre alle attività agricole, la presenza della industria dei laterizi ed il commercio del legname.

Fiorente fu nel XIX secolo la produzione di mattoni e calce, attraverso l’attività di diverse fornaci dislocate sul territorio di Rivis che continuarono ad essere utilizzate fino al primo conflitto mondiale, quando l’espansione della vicina Codroipo concentrò su di sé diverse attività imprenditoriali.

Un esempio degli impianti per la produzione di materie prime per edilizia fu la fornace Carbonera, poi Croatto, specializzata nella cottura della calce, che a differenza delle altre della zona rimase in funzione fino al secondo dopoguerra. Per quanto riguarda il traffico del legname, a Rivis si ritrovano, nell’Ottocento, diverse strutture finalizzate al trasporto ed alla vendita del materiale proveniente dalle zone montane della regione. All’altezza del mulino del viso infatti il pinél, un attracco in muratura, consentiva l’ormeggio agli zatteroni provenienti dalla Carnia e discesi lungo il corso del Tagliamento – reso sicuro nella seconda metà del XIX secolo proprio all’altezza di Rivis dalla realizzazione delle opere di arginatura ancor oggi esistenti - con il loro carico di tavole. Il legname veniva quindi venduto nei magazzini situati in paese.

Tra le altre attività produttive rilevanti nella Rivis di quel periodo si segnalano le officine dei batafiérs e gli impianti per la lavorazione dei cereali, entrambi settori, questi, dipendenti dalla qui più volte citata roggia che scendeva da Sant’Odorico.

Una ricerca sulla emigrazione locale nel XIX e nel XX secolo è ancor tutta da fare, ma si può dire che presenta elevati  tassi in rapporto al totale della popolazione residente.

Nel secondo dopoguerra, per alcuni anni si può parlare per Rivis di una economia prettamente agricola, legata all’allevamento bovino, mentre dai primi anni ’60 nelle vicinanze del paese, in località Pannellia, viene sviluppata un’area industriale che contribuisce a modificare profondamente le connotazioni sociali ed economiche del territorio limitrofo rispetto ai tempi precedenti.

 

Bibliografia minima:

 

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E. Capitanio-P. Pressacco, La roggia di Redenzicco a Rivis dal sec. XIV ad oggi, in “Pantianins Signora!”, 14 (2004);

F.C. Carreri, Della funzione di una pieve friulana come distretto giudiziale laico, Atti dell’Accademia di Udine, Serie II, Vol. (IV) [1897], Udine 1897;

T. Cividini, Presenze romane nel territorio del medio Friuli. 1. Sedegliano, Tavagnacco 1997.

P. Donati, Quando il Tagliamento viveva con noi. Storia di Gradisca di Sedegliano e del suo guado,Tavagnacco 2004;

G. Mitri, Lis rogazions, in “Sot la nape”, an LIV, 2004 [2];

V. Pagnucco, Rivis nel Medioevo. Vecchie e nuove congetture, in “Ce Fastu?”, LXXIX, 2003.

P. Paschini, Storia del Friuli, Udine 1954.

A. Pressacco, Turrida, Verona 1956.

C. Rinaldi, Storia arte ambiente nel Comune di Sedegliano, Udine 1978.

A. Tagliaferri, Coloni e legionari romani nel Friuli celtico, Pordenone 1986.

 

 

 

Ringraziamo Stefano Mursia per le informazioni sugli esiti dei suoi lavori di restauro eseguiti nella chiesa di san Girolamo.

 

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